LGBTQIA+

Che cosa vuol dire LGBTQIA+?

LGBTQIA+ è l’acronimo di lesbian, gay, bisexual, transgender, queer o questioning, intersex, asexual, e tutte le altre forme di identità di genere e sessuali non rappresentate dal binarismo uomo-donna eterosessuale.

Le componenti LGBTQIA+

LGBTQIA+ è una delle sigle più comprensive quando ci si riferisce alla comunità LGBT. A partire dai moti di Stonewall nel 1969, l’acronimo si è evoluto fino a comprendere una vastità di orientamenti sessuali e percezioni d’identità di genere: 

  • L – Lesbian: donne o persone che si identificano come tali e si sentono romanticamente e/o sessualmente attratte da altre donne;
  • G – Gay: uomini o persone che si identificano come tali e si sentono romanticamente e/o sessualmente attratti da altri uomini. In inglese, il termine gay viene impiegato per indicare l’omosessualità in generale;
  • B – Bisexual: persone che si sentono romanticamente e/o sessualmente attratte da più di un genere;
  • T – Transgender: persone che si identificano in un genere diverso da quello assegnato loro al momento della nascita;
  • Q – Queer / QuestioningQueer si riferisce a tutte quelle persone che non si identificano nelle tradizionali etichette “femmina”, “maschio” o relative a preferenze sessuali. In generale, queer indica coloro che rifiutano l’assimilazione a convenzioni sociali sull’argomento. Questioning, invece, si rifà a tutte quelle persone che stanno esplorando la propria sessualità e identità di genere;
  • I – Intersex: coloro che non si vedono rappresentati dalla definizione stereotipica di “maschio” o “femmina”. Il termine può essere adottato anche per descrivere coloro le cui caratteristiche fisionomiche, fisiche e riproduttive non rispecchiano il binarismo “femmina-maschio”.
  • A – Asexual: un termine ad ombrello per descrivere quelle persone tendono a non sentirsi romanticamente e/o sessualmente attratti da altri.
  • +: il segno di addizione è incluso per rappresentare tutte le altre forme di identità di genere e sessuale non coperte dal resto dell’acronimo. Esistono comunque versioni più lunghe di quest’ultimo che tendono a incorporarne altre forme specifiche.

Le civiltà LGBTQIA+ nella storia

Nel corso dello sviluppo dell’umanità, non sono poche le società che hanno accettato e celebrato pratiche sessuali e manifestazioni di genere diverse dall’eterosessualità cisgender. Nello specifico, cisgender indica quelle persone che riconoscono il sesso convenzionalmente attribuito alla nascita come il proprio. Già nel quarto millennio AC, in Mesopotamia, il culto della dea Ishtar era seguito e promulgato da sacerdoti maschi e femmine, spesso transessuali e bisessuali. Tra le altre pratiche, gli antichi egizi veneravano divinità rappresentate in forma androgina. Anche Achille era bisessuale: la furia con cui martoria il corpo di Ettore fuori dalle mura di Troia è causata dall’ira di chi ha perso l’amore della sua vita, in questo caso Patroclo. Allo stesso tempo, ci sono prove che la comunità Imbagala (Angola) accettava manifestazioni di tipo queer già nel XVI secolo. Nello stesso periodo, l’omosessualità veniva criminalizzata in Inghilterra. Diverse tribù nativo-americane riconoscevano un terzo genere, il “due-spiriti”. Anche le popolazioni Igbo e Yoruba, in Nigeria, avevano una concezione fluida dell’identità di genere. Questi tendevano infatti a non assegnare generi ai nascituri, ma ad aspettare diversi anni per lasciare spazio all’identità percepita da ogni nuovo membro. Un discorso simile vale anche per le civiltà del Ghana, che non assegnavano il genere sulla base di caratteristiche anatomiche, ma sull’“energia” che una persona sembrava emanare.

L’eterosessualità di donna e uomo come costrutto storico-sociale

Questa lista potrebbe dilungarsi a dismisura, rivelando manifestazioni e celebrazioni queer in ogni dato momento e declinazione della storia dell’umanità. E allora perché la comunità LGBTQIA+ si trova a dover “combattere” battaglie che in realtà erano già vinte o che non sussistevano migliaia di anni fa? I fattori che possono essere chiamati in causa per rispondere a questa domanda sono tanti. Da un lato abbiamo il colonialismo, ovvero quando l’uomo europeo, bianco, cristiano e cisgender ha scoperto il mondo, per poi raccontarlo e diffonderlo (grazie anche allo sviluppo della stampa) con una certa connotazione valoriale, elevando il sistema di senso europeo a canone e contrastando ad esso la varietà delle manifestazioni umane che di volta in volta incontrava. Anche la nascita della psicologia come branca di studi ha contribuito in una certa misura alla marginalizzazione della comunità LGBT, nella misura in cui i padri fondatori (ma non solo) della disciplina hanno trattato le identità sessuali e di genere diverse dal cisgender eterosessuale in termini di “patologie”. Ad esempio, per alcuni la causa alla base di pratiche sessuali diverse dall’eterosessualità era individuabile in una fobia nei confronti dell’altro sesso attribuibile a lacune problematiche nel rapporto genitoriale. Persino Sigmund Freud, per quanto assumesse una posizione visionaria per la disciplina e per il suo tempo, considerava la bisessualità come una fase dello sviluppo di identità e “senso di sé” di ogni individuo. Sebbene non la considerasse una patologia, nella sua visione la bisessualità era destinata a risolversi nell’eterosessualità nel normale percorso di crescita personale e, se e dove questo non succedeva, lo riteneva sintomo di immaturità, di uno sviluppo che presentava lacune.

Amore criminal…izzato: una questione di sostenibilità

Guardiamo quindi alla situazione di oggi, nel 2023: l’omosessualità è illegale in quasi 70 paesi e una buona parte di questi si trova proprio nel continente africano che, come visto in precedenza, vedeva un certo livello di normalizzazione delle pratiche queer. In 12 di questa settantina è prevista la pena di morte. La Human Dignity Trust tiene traccia delle discriminazioni verso la comunità LGBTQ attraverso un portale dedicato e mappe interattive, dipingendo un’immagine che rischia di parlarci di involuzione. Nel mese dedicato al Pride, a sessualità e forme d’identità diverse da quelle considerate come socialmente convenzionali, abbiamo quindi dedicato una parola del Glossario di Sostenibilità proprio alla comunità LGBTQIA+. Questo perché la difesa dei diritti LGBTQ è intrinsecamente una questione di sostenibilità. Si tratta di ridare spazio, libertà e uguaglianza a quella che ora, per quanto manifestazione naturale dell’umanità in tutte le sue forme, si trova nella scomoda posizione di una minoranza in difficoltà.

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