Accessibilità Web

Che cos’è l’accessibilità web?

Insieme di pratiche volte a rendere informazioni, attività e ambienti digitali interagibili e fruibili dal maggior numero di persone possibile, attraverso un design che supera ogni eventuale barriera fisica e/o cognitiva.

Accessibilità web: le origini

A ottobre 1994, Tim Berners-Lee (il “padre” del web), menzionò per la prima volta il concetto di accessibilità web. Siamo alla International World Wide Web Conference a Chicago, la seconda di una serie di conferenze che ancora oggi si tengono a cadenza più o meno annuale con l’obiettivo di discutere le direzioni future del World Wide Web.  In principio, quindi, l’accessibilità si è presentata come una componente naturale del web. Una prerogativa di sviluppo, più che un optional da inseguire in un secondo momento. Nella visione di Berners-Lee (una citazione, questa, del ’97): il potere del Web sta nella sua universalità. L’accesso per tutti, indipendentemente da disabilità, è un aspetto essenziale. Sempre nel 1997, il World Wide Web Consortium (W3C, che ancora oggi fa da spina dorsale dello sviluppo del web) lancia ufficialmente la WAI o Web Accessibility Initiative. Questo progetto è specificamente dedicato ad abbattere le barriere di accesso al web da parte di persone diversamente abili, promuovendo design, strumenti e linee guida per siti web più inclusivi.  Il web è da sempre stato inteso come uno strumento che, a parte essere egalitario e indipendente da aspetti quali posizione, lingua o supporti (software e hardware), è anche in grado di funzionare ed essere alla portata di tutti, indipendentemente dal livello di abilità cognitiva, uditiva, visiva e motoria. A febbraio 2022, un’idea dell’entità di questo problema ce l’ha fornita WebAIM, associazione senza scopo di lucro che opera dal 1999 per rendere i siti web più accessibili. Nel 2022, WebAIM ha condotto uno studio, The WebAIM Million, volto a valutare l’accessibilità delle home page di 1 milione di siti web attraverso il loro tool proprietario, Wave. Dall’analisi è emerso che il 96.8% delle homepage presenta errori di accessibilità, con una media di 50.8 errori per pagina. Dati impressionanti, se si pensa che la selezione delle homepage oggetto di studio è la combinazione di tre autorevoli ranking di popolarità. Dati pericolosi, se si considera che la pandemia, enorme catalizzatore della trasformazione digitale a livello globale, ha portato a un miglioramento solo dell’1%. Nel 2019, infatti, le homepage con errori costituivano circa il 97.8% del campione). 

L’accessibilità web non è per tutti… ma nemmeno per molti

Ancora una volta assistiamo a un trend di sviluppo che va in direzione opposta rispetto all’inclusione sociale. Questo sviluppo, sfortunatamente, non potrebbe essere più lontano dall’utopia immaginata dai padri fondatori del web. L’effetto è polarizzante, perché viene offerto sempre di più e sempre il meglio a chi il di più e il di meglio ce l’ha già. Così facendo, si lasciano indietro pubblici nascosti. Forse si sta prediligendo componente estetica rispetto all’accessibilità. Forse, una grafica che stupisce viene preferita a un prodotto che offre la stessa quantità di informazioni a qualsiasi tipo di pubblico. Troppo spesso incontriamo prodotti tecnologici e siti web non accessibili non solo per persone diversamente abili, ma anche per chi non è assimilabile alla media delle caratteristiche fisiche e cognitive dell’ingegnere stereotipico che lavora su questo tipo di prodotti. Un lampante esempio di questo fenomeno è la cybersickness, a cui abbiamo dedicato un articolo sul nostro blog. La cybersickness ci dimostra quanto sia elitario il gruppo di fruitori digitali a cui sono dedicati siti e prodotti giusti, che si adattano alle loro caratteristiche e sono quindi per loro accessibili. 

L’accessibilità web ha bisogno di un cambio di prospettiva 

L’accessibilità web ci sembra difficile da risolvere, ma solo perché non la si guarda con la lente giusta. Considerandola come un obbligo, si cade spesso nell’errore della ricerca di scorciatoie.  E se la considerassimo una questione di sostenibilità sociale? Come un impegno serio per l’inclusione e la rappresentazione? Allora sì che si potrebbe intendere la tecnologia nel modo giusto: una trasformazione che supporta l’uomo nel raggiungere il livello successivo, senza lasciare indietro nessuno. Non uno strumento in grado di funzionare e auto-risolversi senza supervisione.  La soluzione per siti e contenuti davvero accessibili è quella di aprire il design alla questione dell’accessibilità web. Fare scuola, a tutte le fasi del progetto e per tutte le persone coinvolte, affinché si propaghi una cultura di inclusività. Negli ultimi anni, si sente parlare molto di inclusive design. Il termine indica sistemi e metodologie di sviluppo di prodotti e servizi che tengono conto di necessità e caratteristiche di tipi diversi di consumatori. Questi principi permettono la creazione di prodotti e servizi finali ad alta fruibilità e non selettivi.  Applicando i principi dell’inclusive design le decisioni a livello operativo saranno prive di bias che discriminano i diversamente abili. I prodotti scaturiti dall’inclusive designi saranno quindi puliti, inclusivi, ponderati.  Promuovere la formazione degli attori coinvolti, senza limitarsi a istituire esperti di accessibilità che supervisionano il progetto, è un investimento che non può non tornare utile anche a livello di business. Perché nel medio e lungo termine, le linee guida menzionate in questo articolo saranno applicate in maniera sistematica. Una formazione di questo tipo eviterà al business del domani di dover ricorrere a soluzioni palliative e scorciatoie controproducenti.   Percepire l’accessibilità in termini di sostenibilità sociale è quindi la decisione più responsabile, quella che serve per dare un messaggio chiaro e serio: questo prodotto è per tuttiquesto prodotto è stato pensato per tutti, in tutte le sue fasi, in ogni suo momento.

L’accessibilità web secondo Spindox

In Spindox prendiamo la questione dell’accessibilità web sul serio. Da azienda che si posiziona tra le prime 50 del settore ICT in Italia, riteniamo fondamentale contribuire a uno sviluppo tecnologico e socioeconomico della comunità che non lascia indietro nessuno. Applichiamo conoscenze, capacità e intuitività nello sviluppare servizi e stimolare un cambiamento che porti tutti al livello successivo, senza eccezioni.  Spindox Labs, è la nostra realtà trentina focalizzata su ricerca e innovazione. L’accessibilità è spesso al centro dei nostri progetti di ricerca, con l’obiettivo di elevarla a standard nei servizi ICT e non solo. Il nostro progetto Avatar PI, per esempio, consiste in un assistente virtuale in grado di facilitare i processi interni a un’azienda attraverso tecniche di NLP, ma non solo. Avatar PI velocizza e rende più accessibili diverse procedure, quali la prenotazione di sale e il recupero di determinate informazioni. Inoltre, tramite riconoscimento facciale il chatbot è in grado di condurre conversazioni personalizzate in base all’utente. Questo contribuisce a rendere l’esperienza ancor più piacevole e simile a un’interazione con un collega.  Con il progetto  MOMOTEC, invece, affrontiamo il concetto di accessibilità anche al di fuori della sola infrastruttura tecnologica, sulla base del principio della Inclusive Mobility. L’obiettivo è quello di rendere l’esperienza del trasporto pubblico e privato più piacevole e appunto accessibile a persone diversamente abili (soprattutto ipovedenti) attraverso sensoristica e infrastrutture software.

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